Da bambina odiavo le trecce

Da bambina odiavo le trecce. Non solo, odiavo le mollettine, i fiocchetti e i fiorellini. Il rosa non mi piaceva, in effetti forse tuttora non è il mio colore preferito. Da bambina piangevo quando mia madre si ostinava con quel caspita di punto smock, mi sentivo una cretina. E invece ero bellissima. Oggi passo le serate morte a cucire fiocchetti per la mia bambina e non solo, uso i cerchietti per me stessa e quando la vedo prego mia madre in ginocchio affinché mi faccia quella treccia che ancora non so farmi da sola.

Mi chiedevo, perché ci succede questo? Siamo esseri umani, tutti diversi, eppure molti, quasi tutti diventano la persona che pensavano di non sopportare. Leggevo qualche blogger diventata madre che la maternità ci cambia e lo fa per sempre. Ho sempre odiato questa banalità, anche perché questo cambiamento avviene anche per chi i figli non li ha. Io invece credo che faccia parte dell’invecchiare, credo faccia parte di quella parte bella dell’invecchiare, del diventare vecchi che davvero ci appartiene. La maternità non c’entra nulla in sé, quelle scemenze si dicono perché nei primi giorni, settimane, sono gli ormoni a parlare per noi. Ciò che ti cambia davvero è l’esperienza, le responsabilità, che con la maternità c’entrano solo in quanto parte di questo processo. Ecco quando penso ai fiorellini, quando vedo una stoffa liberty penso proprio questo: che sto invecchiando. Però posso dire? Caspita se lo sto facendo bene!

Flaminia

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